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Emidio Pepe, Porthos, Mammaròssa: ovvero (re)inventare la gioia nel bicchiere e a tavola per “mantenersi giovani” .

Che Emidio Pepe, con i suoi vini, la sua Azienda, la sua preziosa famiglia e la sua filosofia di Versione 2vita (e ovviamente “di fare vino”) sia una certezza di grandi cose nel bicchiere e nella testa di chi impara a conoscerlo, non è una novità, ed è anzi cosa ben nota in tutto il mondo.

Ed è sicuramente già noto a molti anche che “Porthos“, con Sandro Sangiorgi e i suoi collaboratori, ci insegna da sempre la sua “nobile disperazione”, intesa come ribellione all’ovvio e come ricerca continua di ciò che può restituire un po’ di gioia (vera) al nostro quotidiano: non a caso, “L’invenzione
della gioia” è il titolo un bellissimo libro di Sandro, strumento prezioso per chi voglia scoprire o riscoprire quanta profondità può esserci dentro un bicchiere.

Quanto poi al Ristorante “Mammaròssa” di Avezzano, con lo Chef  Franco, sua sorella Daniela perfetta “padrona di casa”, e la loro “equipe”, forse avrete già sentito dire che il motto di questa “osteria contemporanea”, o meglio il sottotitolo del suo racconto bellissimo, ovvero “la cucina, dagli Appennini in poi”, sia in qualche modo solo una parte della verità: di quella splendida terra “oltre gli appennini” che è l’Abbruzzo, da Mammaròssa c’è anche la vitalità, l’energia, l’umanità, la capacità di fare cose nuove mantenendosi saldamente aggrappati alle proprie radici; l’ Abbruzzo “se lo conosci lo ami”, da ovunque tu venga, proprio come succede se vai da Mammaròssa.

Visto allora che le premesse sono tutte abbastanza conosciute, direte voi, che ci vuoi raccontare?

IMG_3299 (1)Vi voglio raccontare che ieri sera ho avuto la fortunata emozione di ritrovare addirittura tutti insieme i tre tesori di cui vi ho detto , all’evento che Porthos ha fatto nascere da Mammaròssa per presentare il libro “Manteniamoci giovani, vita e vino di Emidio Pepe”, da poco uscito proprio grazie a Porthos Edizioni.
Ed è stata una fortunata emozione davvero, perché…
Perchè c’era il grande Emidio: e incontrarlo, poter sentire direttamente da lui qualcuno degli aneddoti che il libro racconta, leggere nei suoi occhi l’entusiasmo che vorrebbe avere un giovane,  sono state emozioni autentiche, non di quelle preconfezionate che adesso vanno di moda: tantopiù che nei nostri bicchieri c’era il frutto prezioso ed … emozionante del suo lavoro. Così come emozionante è stato conoscere sua figlia Sofia e sentirla dire di annate, di bottiglie tenute come un tesoro, di “perle di saggezza” che suo padre regala come se niente fosse: si capiva che davvero,come ha detto Sandro, Sofia “è cresciuta nell’azienda non all’ombra di suo padre, ma nella sua luce”.

 

 

Metteteci poi il racconto di Sandro Sangiorgi, sia del libro che dei vini, che è sempre un’emozione, direi quasi per definizione; e naturalmente aggiungete l’emozione “allo stato puro” dei sapori che lo chef ci ha messo nei piatti, in un vero un crescendo di “velluto” e di gusto; e capirete che parlare di fortuna è davvero il minimo.

 

Chi c’era e mi legge sarà certamente d’accordo; per chi non c’era, non voglio farmi invidiare: posso dirgli che magari non così “concentrate”, ma tutte le mie fortunate emozioni di ieri sera si possono ritovare.

Perchè basta una visita all’Azienda Pepe a Torano Nuovo, o “un salto” ad Avezzano da Mammaròssa, o un incontro con “Porthos” tra i tanti che costantemente ci propone, per ritrovarsi negli occhi e nel cuore un pò di quella piccola grande gioia che io ho ritrovato ieri sera, e che, ne sono certo, mi resterà dentro un bel pò.

Taste, ovvero il Gusto… di una bella esperienza.

 

4 giorni di “Taste of Roma” insieme a “A Tavola con lo Chef“: una bellissima esperienza.

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Giornate lunghe e faticose se vissute “dietro le quinte”, certo; ma soprattutto tanti chef fantastici, tante cose da imparare,  “colleghi assistenti”  meravigliosi compagni di lavoro, il sostegno insostituibile delle collaboratrici della Scuola, un pubblico di persone “affamate” sopratutto di emozioni.

E ovviamente la “nostra” Scuola, che ancora una volta ci accompagna nelle tappe più belle di quella che è – o vuol diventare – una professione, ma che rimane anche una grande passione.

Grazie a tutti e… “alla prossima”!

Di seguito, qualche “bel momento”, ma certamente non tutti: ci vorrebbe troppo spazio…

 

P.S. per molte foto ringrazio i colleghi che tempestivamente hanno… impugnato il telefonino; e soprattutto Eleonora Giglio, “colonna” fondamentale della Scuola nonché fotografa “ufficiale” e… onnipresente con la sua Pentax!

Lasagna Estiva (ancora una pasta fredda, finché si può…)

 

Ingredienti per due persone:

200gr di sfoglia all’uovo

2 melanzane tonde grandi

150 gr di salmone affumicato

200gr di mozzarella di bufala

per il purè

300gr di zucchine

100 ml di latte

per la maionese

un tuorlo d’uovo

olio di arachidi

due cucchiai di succo limone

per condire e cucinare:   olio extravergine di oliva, uno spicchio d’aglio, sale.

Purtroppo, come cantavamo (un po’ tutti…) qualche anno fa, “l’estate sta finendo”, e non possiamo farci niente.

Però ancora proprio freddo non fa, e magari c’è ancora la voglia di un piatto fresco (e facile. e veloce) come queste lasagne, che sono poi una pasta fredda con un aspetto un po’ nuovo.

Preparate la sfoglia all’uovo, tagliatela in quadrati da 8-9 cm di lato e cuoceteli; scolateli e disponeteli su un panno per farli freddare. Grigliate le melanzane tagliate a fettine di circa 1/2 cm di altezza, e ripassatele rapidamente in una padella con poco olio EVO in cui avrete fatto appassire uno spicchio d’aglio “vestito”; appoggiatele sulla carta pane per asciugarle dell’olio di frittura e quindi mettetele in frigo.

Preparate una maionese “leggera”, con un solo tuorlo d’uovo, olio di arachidi e succo di limone; tagliate la mozzarella di bufala a listerelle e il salmone affumicato in quadratini di un paio di cm. Quindi, componete le lasagnette alternando i quadrati di sfoglia con una fettina di melanzana, un paio di quadratini di salmone, due o tre tagli di mozzarella e un cucchiaino di maionese; fate quattro strati di ripieno, e sulla sfoglia “di chiusura” superiore mettetele solo dei cubetti di melanzana e un po’ di maionese.

Come accompagnamento vi suggerisco un purè di zucchine, da preparare frullando le zucchine già lessate (non troppo cotte), aggiungendo un po’ di latte e regolando di sale,  e fac e facendo asciugare il composto a fuoco lento con olio extravergine fino a che raggiunge una consistenza abbastanza cremosa. Potete servirlo caldo, se vi piace il contrasto con la pasta fredda, o lasciarlo per un poco in frigo e mescolandolo di nuovo bene prima impiattarlo.

In abbinamento metterei un Cerasuolo d’Abruzzo, da servire sui 10°: sapidità e profumi per le melanzane, e freschezza sufficiente a “sposare” il salmone.